NE' MALATI NE' CRIMINALI


***CANAPISA "X" STREETPARADE***

SABATO 29 MAGGIO 2010

MeetingPoint: h.17:00

P.zza S.Antonio (Zona Stazione PisaCentrale/cpt)-PISA


SOUNDSYSTEMS ON THE ROAD:


**OFFICIAL CANAPISA CREW REGGAE ALL STARS TRUCK:
SIN CONTROL (FI)
WEST SIDE CREW (PI)
BASSKLAAT (PI)
TU SHUNG PENG (PI)
LION GROOVE (AR)
PREZIO SELECTA (LI)
RANKIN'TEO (PI)
...and more more guest!!!



**MEGATRON TRUCK (Teckno, drum'n'bass):
Megatron Sound
Beat Kouple
+ friends..
 
**OFFLABEL TRUCK (MinimalHouse):
Offlabel crew
 
**RESISTANCE GOA TRANCE TRUCK:
Resistrance and psy friends (all Florence)
poldrek
Gingianpigliabene
C@ps
Ale-RT
Schlekt
Bosom
Eco


**URBAN TRUCK (HipHop):
Plv crew
Villa Sound
Chaz
DJ maro 3 AKA Jel
Dj gesto
Izio di oteto
 
**TIJUANA PROJECT Sound UpArt TRUCK (Soul, Funk, Rock, New
Wave, Elettronic, Industrial):

Anonima Funk
Prepost
UpArt
Mogano
-Vj Fax

**REBELDIA TRUCK
 
 
ed il mezzo vagante del Circolo La Corte di Calci
 
inoltre Teatro, Artisti di strada......e Tutti Voi!!!

DECIMA EDIZIONE DEDICATA A TUTTE LE VITTIME NELLE CARCERI PER MANO DEL PROIBIZIONISMO
(Stefano Cucchi, Marcello Lonzi, Manuel Eliantonio, Giuseppe Uva, Alberto Mercuriali, Stefano Frapporti, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino....)
Aprirà la Streetparade una delegazione di alcuni dei loro familiari.

NON MANCATE
ANTIPRO...IS NOT A CRIME!!!

 

  IL DIRITTO AD ESPRIMERE IL NOSTRO DISSENSO CONTRO I DANNI DEL PROIBIZIONISMO
NON PUO' ESSERE FERMATO!!!!!!!

SOSTIENI CANAPISA e SCENDI IN STRADA
29 maggio ore 17 p.zza S.Antonio

 


 


LA STREET TERMINERA' in P.zza San Paolo Ripa D'Arno alle 21

PROSEGUIREMO NELLA ZONA EXPO' -ZONA OSPEDALETTO- via Emilia

CI SARANNO le NAVETTE GRATUITE per raggiungere l'area EXPO'

 

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 ORARIO NAVETTE GRATUITE:

ANDATA dalle  21.00 alle 23.00

Dalla P.zza DI ARRIVO della street (p.zza San Paolo Ripa D'arno) All'EXPO'

 

RITORNO dalle 4.00 alle 6.00

Dall'Expo' alla stazione

 

 

 CHIEDIAMO A TUTT* UN COMPORTAMENTO PACIFICO E RISPETTOSO

SIA IN  STREET CHE NELLE  ZONE IN CUI SOSTEREMO !!!

------------------------------------------------------------------------------------------

PER LE BANCARELLE CHE DEVONO MONTARE L'APPUNTAMENTO è ALL'EXPO' SABATO ore 15

 Si prega quindi di rispettare gli orari, altrimenti  l'accesso sara' solo per i pedoni

 

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L'ACCESSO ALL'AREA EXPO' e' CONSENTITO SOLO AI MEZZI DELLA STREET


 

 

 

 

 

APPELLO CANAPISA 2010

MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA

Quest'anno scenderemo di nuovo in strada
PER DIRE NO AL PROIBIZIONISMO ed
ALLA CENSURA DELLE INFORMAZIONI,
ancora più convinti che NON PUO' ESSERE VIETATA LA LIBERTA' DI
MANIFESTARE CONTRO I DANNI DEL PROIBIZIONISMO!!!!!!


è on line la petizione pro Canapisa
x firmarla  andare
all'indirizzo

http://www.firmiamo.it/difendere-canapisa-x-difendere-la-liberta-d-espressione


SOSTENETE CANAPISA!!!!!!


CANAPISA X (vers.10)
29 Maggio ore 17 P.zza S.Antonio - Pisa

FESTEGGIAMO 10 ANNI....ma la storia è lunga e NON FINISCE QUI

.......................................................................................................


Breve analisi della questione proibizionista in Italia negli ultimi 17 anni.

Era del 1993 il referendum che depenalizzava il consumo di tutte le
sostanze, la legalizzazione almeno della cannabis sembrava ormai alle
porte. Nei primi anni del 2000 era ancora forte e diffusa tale convinzione:
la legalizzazione della cannabis non solo era una cosa possibile ma forse
anche imminente.
Il 2000 era anche l'anno della Prima Conferenza governativa sulle droghe a
cui partecipava anche il primo gruppo di persone che avrebbe dato vita al
movimento di CANAPISA, in rete con il neonato Movimento Di Massa
Antiproibizionista.
Quella conferenza, presieduta dall'ora ministro delle polit iche sociali
Livia Turco, aveva fatto credere che la strada della legalizzazione della
cannabis e della messa in campo di politiche pragmatiche in materia fosse
stata concretamente intrapresa e che avrebbe condotto presto al superamento
di quel proibizionismo repressivo ispirato ad una ipocrita retorica di una
società libera dalle droghe.
Da quel momento in poi l'azione istituzionale invece di avanzare nella
direzione descritta, intraprese una veloce corsa in direzione del moralismo
e della messa al bando di qualsiasi discorso al riguardo che non fosse di
matrice repressiva, con la salita al potere del governo Berlusconi. Questa
tendenza istituzionale si realizzò pienamente ed ufficialmente con la legge
Fini Giovanardi del 2006, in occasione del pacchetto sicurezza in merito
alle olimpiadi invernali di Torino. Con queste nuove norme in materia di
sostanze stupefacenti tutte le sostanze illecite vengono equiparate e
vengono aggravate le sanzioni penali ed amministrativi per il semplice
possesso di piccole quantità e del consumo. Le conseguenze le viviamo
ancora oggi: aumento degli arresti e delle sanzioni; diffusione di vecchie
e nuove droghe, sempre più capillare e radicata, in tutti gli strati
sociali e nei più disparati ambienti della vita quotidiana, quasi a
diventare un elemento indispensabile al mantenimento degli stili di vita
più in voga, una vera e propria moda degli integrati, non più la moda dei
marginali e dei diversi, un abitudine dei disadattati, ma un'attività per
restare al passo con i tempi.
Nel complesso fonti di polizia stimano una crescita dei volumi complessi
nel commercio di droghe illecite, in particolare di quelle più pesanti, a
fronte di un aumento degli arresti per cannabis risultano ridotti i
quantitativi sequestrati di quest'ultima. Secondo l'Ossevatorio Europeo
delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OE DT) tra i paesi ad alto consumo
di cocaina troviamo l'Italia, mentre per l'eroina, dalla metà degli anni
novanta all'inizio degli anni 2000 si registra un calo dei consumi e delle
problematiche connesse, tra il 2006 e il 2007 se ne evidenzia un
incremento. Nel 2008 a Roma si è stabilito il triste primato delle morti
correlare all'uso di eroina: 83 morti in un anno, secondo il capo della
squadra mobile romana.
La legge Fini Giovanardi paradossalmente può essere assimilata ad una
legge di politica economica che impone un mutamento negli assetti del
mercato nero delle droghe. Vuole imporre una certa riduzione dello spaccio
per le strade, pur non riuscendo ad eliminarlo del tutto, fa crescere i
circuiti
insospettabili, specialmente di cocaina.
Essendo per sua natura fuori legge, un mercato nero è completamente
liberalizzato, l'unica regola che è uguale per tutti è quella della pe na.
Al di là di questo fatto non esistono altre regole che valgono per tutti;
se non quelle imposte e definite non dal buon senso, dal libero accordo e
dall'onestà, come in un mercato alla luce del sole, ma dal sopruso, dalla
violenza, dall'inganno e dalla forza da parte di gente senza scrupoli
spesso facenti parte di minoranze militarmente e politicamente organizzate:
LE NARCOMAFIE.



Canapisa X
DEDICATO A TUTTE LE VITTIME DEL PROIBIZIONISMO!!!!

Nel 1999 nasceva a Pisa un gruppo di discussione sul tema delle droghe che
avrebbe dato inizio al movimento del 1° Canapisa nel 2001. Quella che
sarebbe stata una manifestazione cittadina, poi regionale e poi nazionale,
era allora rappresentata dall'attività di un collettivo di persone che si
chiamava Laboratorio Pirata. La particolarità di questo collettivo era
quella di essere formato da consumatori di sostan ze che volevano diventare
più consapevoli delle loro azioni, autotutelarsi e così salvaguardare la
propria salute quando avessero deciso di usare una  qualche sostanza. Non
soddisfatti dalle informazioni che si trovavano più facilmente
sull'argomento, spesso di natura terrorizzante, e lontane dalla realtà
variegata che si palesava davanti ai loro occhi, intraprendevano questo
viaggio/avventura alla ricerca di
informazioni sull'argomento. Da allora questo percorso non si è più
fermato ed ha condotto i suoi protagonisti ad approfondire l'argomento
droghe a 360 gradi.


In dieci anni di esperienze e di ricerche risulta evidente che a
guadagnarci dal proibizionismo non sono sicuramente i consumatori, e tanto
meno le loro famiglie, o i loro cari. A guadagnarci veramente da tutta
questa sporca vicenda sono le criminalità organizzate, mentre gli apparati
preposti al recupero e alla repressione hanno un ruolo abbastanza ambiguo
nella questione del proibizionismo: di fatto queste istituzioni sembrano
apparire come una vera e propria industria integrata la cui merce sono i
drogati. Più drogati ci sono più crescono i volumi di affari.

L'industria delle droghe proibite alimenta il mercato nero delle sostanze
ed è capace di fornire un'enorme liquidità monetaria immediata che tramite
il riciclaggio rientra in circolazione e così alimenta il sistema monetario
ufficiale.
L'industria dei farmaci alimenta il mercato legale del trattamento che dal
canto suo sostiene per interesse la medicalizzazione dell'uso di droghe.
Gli apparati preposti al la repressione ed al recupero, anche quando
questi apparati dello Stato sono composti da persone oneste, convinte di
fare del bene e di agire nella giustizia, si ritrovano ad essere meri
esecutori di ordini provenienti dall'alto. Il loro lavoro si riduce a
produrre drogati e a far passare il fenomeno droghe come un problema di
sicurezza e di ordine pubblico.
Mentre gli antiproibizionisti portano avanti una critica legittima e
necessaria affinché le cose migliorino sempre, il Comune di Pisa in armonia
con la politica del governo scaglia gravi accuse al movimento
antiproibizionista, attaccando frontalmente il diritto stesso a
manifestare. La critica alla legislazione in materia di sostanze
stupefacenti e la libera discussione sull'argomento è oggi additata come
istigazione al consumo. Il Comune di Pisa si allinea alla strategia
antidroga di Giovanardi e Fini, i redattori dell'ultima modifica in senso
punitivo della l egislazione italiana in materia. Ancora una volta le
istituzioni mostrano la loro ottusità e chiusura ad ogni cambiamento. Non
avendo discorsi validi da usare per affrontare la vicenda,
nell'impossibilità di difendere un proibizionismo ormai indifendibili, le
autorità comunali, nascondendosi dietro un'ipocrita critica alle modalità
“inappropriate” del movimento antiproibizionista, provano di fatto a negare
il diritto ad esprimere liberamente il dissenso, cercano di imbrigliarne le
manifestazioni. Questa è cultura proibizionista. L'atteggiamento di
chiusura delle istituzioni nei confronti di Canapisa non permette di
discutere della vera questione che è oggetto della manifestazione: le
politiche proibizioniste. Per il comune di Pisa la vicenda riguarda solo le
istituzioni “competenti”, che se ne occupano con “attenzione (SIC!) e
serietà”. La questione del proibizionismo riguarda proprio tutti, in primis
tutti quelli che vivono da vicino o direttamente le problematiche legate
all'abuso di droghe, compreso l'alcol.
I giovani spesso usano linguaggi incomprensibili e forme molto criticabili
per esprimere il loro pensiero, ma sta alla lungimiranza della classe
politica il compito di interpretare ed intercettare le istanze in esse
contenute. L'amministrazione locale di Pisa sta mostrando una scarsissima
capacità in questa direzione. Non è con la proibizione che si affrontano le
questioni, è una scorciatoia dal corto respiro. Ai posteri l'ardua
sentenza.

Oggi il cuore della nuova strategia proibizionista sta nell'aver fatto
confluire tutte le sostanze illecite in un'unica tabella e nell'aver
stabilito per tutte la stessa pena detentiva in caso di reato (cresciute le
pene per le droghe leggere, diminuite invece per quelle pesanti). L'effetto
più evidente di questa politica di fatto è stata la crescita dell'offerta
di droghe che prima erano considerate pesanti.
Da un punto di vista comunicativo l'appiattimento del discorso provocato
dall'idea che tutte le sostanze sono uguali ha fatto perdere ancora più
credibilità ai discorsi ufficiali che impedendo al tempo stesso ogni
discorso differente, teso ad approfondire l'argomento droghe, sta
producendo un'ignoranza diffusa che aumenta i rischi derivanti
dall'assunzione. Il presupposto ridicolo da cui parte il sig. Giovanardi e
a quanto pare anche il Comune di Pisa è quello secondo il quale: se le
sostanze sono illegali, non ne è consentito alcun uso e per questo ogni
discorso che non dica che fanno male è da considerare istigazione al
consumo. In questo discorso Canapisa è una manifestazione ai limiti della
legalità. Solo le istituzioni preposte possono occuparsene, tutti gli altri
soggetti che ne parlano devono essere censurati, criminalizzati e
perseguitati, quando lo fanno senza rispetto del Codice Ultraproibizionista
Ufficale. Questo è un atteggiamento che esclude ogni possibilità di
crescita di consapevolezza sociale e collettiva sull'argomento, va contro
l'essenza stessa di avanzamento della ricerca scientifica e sociale; è come
dire che tutte le droghe fanno male e basta, ogni critica alla legge in
questione è reato di istigazione a violare la legge stessa; è propaganda al
consumo; è una manifestazione “caricaturale”.
E' invece forte convinzione del movimento di Canapisa che affermare il
fatto che tutte le droghe dichiarate illegali facciano male allo stesso
modo e a qualsiasi condizione e a qualunque soggetto è un'informazione
talmente falsa che fa perdere molta credibilit&agr ave; all'informazione
ufficiale in materia. Proprio questa perdita di credibilità tra i più
giovani, che si ritrovano a verificare direttamente la falsità delle
informazioni ufficiali, crea paradossalmente la vera istigazione al
consumo. Infatti in quasi un secolo di proibizionismo i consumi e i
traffici di droghe sono in crescita continua, quello delle droghe sembra
essere un mercato senza crisi, che cresce anche quando il resto
dell'economia ristagna.
L'antiproibizionismo parte dal presupposto che le persone siano capaci di
un giudizio critico, che siano capaci di valutare i rischi, specialmente
quelle che riguardano la propria persona, naturalmente quando si posseggono
le informazioni necessarie per farsi un'idea. I fattori di rischio per le
droghe esistono non è proprio il caso di negarlo, ma affermare che essi
variano da sostanza a sostanza, da persona a persona, nel tempo e nello
spazio, cos&igr ave; come nella dose e nella qualità è altrettanto
innegabile. Altrimenti, come sta avvenendo, si favorisce indirettamente il
consumismo e non di disincentivarlo, come a parole si propone l'attuale
strategia proibizionista. La comunicazione del governo in materia sta
producendo nei fatti il risultato opposto. Sembra essere una strategia di
marketing messa in campo dalle narcomafie.


APPELLO ANTIPROIBIZIONISTA

E' sempre più forte l'idea che i problemi derivanti dall'uso di sostanze
sarebbero ben poca cosa se non ci fosse il proibizionismo. A causa delle
leggi antidroga i consumatori diventano criminali costretti ad una vita
clandestina o in parte segreta, con tutti i rischi che ne conseguono.
Le morti per droghe pesanti sono riconducibili spesso ai mix effettuati
nel mercato nero, per aumentarne il peso e così i ricavi; le sostanze di
taglio sono tra le principali cause di morte dei consumatori. Le morti per
ecstasy sono inferiori al numero delle morti da caduta dal cavallo e
nessuno si sognerebbe di vietare di andare a cavallo. Le morti per cannabis
sono pari a zero quando le morti per alcol sono un numero spropositato e,
anche in questo caso, nessuno immaginerebbe un proibizionismo dell'alcol,
anzi di questo ne esiste un enorme sistema commerciale ed industriale (es.
Vinitaly).
Gli statunitensi sperimentarono il proibizionismo dell'alcol e i risultati
sono stati ben osservati: crescita esponenziale dei profitti illeciti,
diffusione di alcolici edulcorati, di bassissima qualità e nocivi anche in
piccole quantità, crescita dei fenomeni di abuso, esasperazione dei
conflitti. QUESTI SONO I RISULTATI DEL PROIBIZIONISMO!
Pensiamo fermamente che solo tramite la crescita di una libertà informata
e consapevole sulle droghe si possa ridurre il consumismo di sostanze
stupefacenti. Sosteniamo che la questione del consumo delle droghe sia un
fenomeno sempre esistito, impossibile da cancellare, connaturato nella
storia antropologica dell'umanità. Del fenomeno ne devono essere
affrontati i problemi che ne possono derivare concretamente, quando e come
si verificano, in modo realistico e coerente, non servono tabù, moralismi
ed ipocrisia.
Spesso infatti l'abuso di droghe è il riflesso di altre problematiche
sociali, come ad esempio l'insostenibilità dei ritmi lavorativi e di vita
diventati disumani.
Gli antiproibizionisti pensano che tutto questo sia evitabile: basta
mettere in campo politiche sugli stupefacenti ispirate ai principi
antiproibizionisti e sviluppare politiche di inclusione e solidarietà
anziché di esclusione e repressione.
Le campagne terroristiche in materia che arrivano ad attaccare il diritto
stesso a manifestare un'opinione differente dal discorso ufficiale
producono solo danni, inibiscono alle generazioni presenti e future la
possibilità di essere informate e di crescere con consapevolezza.
Quello delle droghe è un fenomeno sociale e umano, la vera questione da
risolvere è quella del proibizionismo. E' sempre più indispensabile una
politica pragmatica sulle droghe.
Canapisa manifesta la necessità sempre più urgente che tali politiche
vengano messe finalmente in pratica.

 

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